Arriva Twigis, il social network tutto per i bambini

Finalmente un social network per i bambini

Twigis è una novità arrivata nel panorama di educazione digitale per i giovani del web italiano. Un social network e portale di informazione e divertimento per bambini tra i 6 e i 12 anni.

News selezionate, chat controllate, giochi e una moderazione costante e filtrata, forum su temi adatti.

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La piattaforma è nata in Israele con un investimento di 7 milioni dollari e conta nel mondo già 4 milioni di utenti unici (è già attiva in Russia, Turchia e Sud America). In Italia è stata sviluppata in collaborazione con Rcs.

L’ amministratore delegato di Tweegee Shay Bloch ha scelto di stringere delle partnership con i colossi dell’informazione, conservando però la gestione della piattaforma.

Chiaramente per Twigis la sicurezza dei suoi piccoli utenti è fondamentale.

Per Audiweb nel 2012 sono stati oltre due milioni i bambini collegati a Internet. E secondo una ricerca di uKnowKids il 38% dei bambini al di sotto dei 13 anni un profilo su Facebook e il 55% degli adolescenti fornisce senza farsi troppe domande i propri dati online.
“I bambini ormai apprendono attraverso la rete. È necessario però che si muovano in un ambiente pensato per loro”, sottolinea Giuliano Noci, docente di marketing al Politecnico di Milano.

Su Twigis tutte le attività e i post sono costantemente moderati e controllati: ogni discussione o messaggio viene sottoposto ad approvazione prima di poter essere pubblicato, in modo da proteggere i ragazzi da contenuti inappropriati. E la sicurezza – come spiega Bloch – viene garantita da un software ma anche da un team in carne e ossa che monitora i contenuti delle conversazioni. Ma non solo. Esiste pure un innovativo sistema anti bulli. Se infatti i moderatori si accorgono che un utente prende di mira qualcun altro, possono metterlo in quarantena, per un giorno, due settimane o un mese, bannandolo dal sito. Una sorta di punizione dunque, che può trasformarsi anche in un’espulsione definitiva e in un avviso ai genitori. Poi, niente fotografie. Solo avatar colorati e divertenti.

“Abbiamo offerto la possibilità di creare un proprio account email da usare per giocare e interagire con gli altri utenti. Non si possono mandare e ricevere messaggi dall’esterno”, spiega Giuliano Benaglio, country manager in Italia di Twigis.

Sul portale, oltre a 4 mila giochi, gli utenti avranno a disposizione anche una moneta virtuale. Poi, la collaborazione con la Polizia di Stato da cui è arrivato il patrocinio.

Ovviamente Twigis racchiude in sé grandi potenzialità di business e di sviluppo: “Con questa piattaforma intendiamo lanciare un nuovo modo di considerare Internet, rivolgendoci ad un mercato ancora poco esplorato e dalle grandi potenzialita”, spiega Shay Bloch.

Twigis infatti conterrà pubblicità. Ma si tratterà di partnership e non di semplice advertising. I bambini insomma non si troveranno di fronte ai banner di Mc Donald’s o al video che promuove la Coca Cola. Oltre a garantire la riservatezza assoluta dei dati, Twigis dichiara anche guerra al target behavioural, lo stalking via banner che ormai imperversa su Internet. “Abbiamo aderito al Coppa (il Children’s Online Privacy Protection Act) e facciamo della protezione degli utenti uno dei nostri cavalli di battaglia”, spiega ancora Shay. Una bella differenza, dunque, rispetto ai social network “tradizionali” come Facebook e Twitter, dove gli utenti minorenni accedono a contenuti e funzioni pensate per un pubblico adulto.

Interessanti anche i dati della versione beta. Ad oggi oltre 4 mila bambini si sono registrati alla versione beta del portale italiano, con circa un milione di pagine viste e un tasso di crescita mensile del 50%. Ogni utente registrato su Twigis.it naviga in media circa 19 minuti e visita 80 pagine durante ogni sessione.

A salutare con soddisfazione la novità è anche il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo: “Twigis rappresenta per noi una buona occasione per studiare il comportamento dei minori online e per capire le vulnerabilità”. Il tutto, perché, ormai è chiaro a tutti, Telefono Azzurro compreso: non si può prescindere dall’educazione digitale dei più piccoli, troppo spesso esposti a pericoli e troppo spesso lasciati soli davanti allo schermo.

Sorgente: www.corriere.it

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